Robinson Crusoe e l’archivio corrente del Convento di S. Agostino

Copertina originale della prima edizione del romanzo di Defoe (1719)

Copertina originale della prima edizione del romanzo di Defoe (1719). Fonte: Wikimedia.org

Tutti coloro che hanno letto La vita e le straordinarie, sorprendenti avventure di Robinson Crusoe (1719) di Daniel Defoe (1660-1731) sanno che, prima del suo sfortunatissimo viaggio che lo portò a naufragare su un’isola deserta, Robinson aveva acquistato una piantagione in Brasile. Quello che forse non tutti ricordano è il riferimento a un non meglio identificato “convento di S. Agostino” e alla perfetta tenuta del proprio archivio corrente.

Ma andiamo con ordine analizzando direttamente il testo di Defoe. Come già accennato, Robinson Crusoe, nel 1655, giunge in Brasile dove acquista una piantagione:

«La traversata fino al Brasile si svolse ottimamente e dopo circa ventidue giorni raggiungemmo la Baia di Todos los Santos, ossia di Ognissanti. […] Poco tempo dopo lo sbarco, grazie ai buoni uffici del capitano, trovai modi di farmi assumere da un galantuomo come lui che possedeva un ingenio, come essi lo chiamano, vale a dire una piantagione di canna da zucchero con l’annessa raffineria; pertanto vissi qualche tempo insieme a costui e ne trassi l’occasione per imparare il loro metodo di piantare e fabbricazione lo zucchero. E vedendo come vivevano bene i proprietari di piantagioni e come si arricchissero in fretta, decisi di fare il piantatore anch’io […]. A questo scopo […] acquistai tanto terreno incolto quanto potevo comprarne col denaro di cui disponevo» (D. DEFOE, Robinson Crusoe, Milano, Dalai Editore, 2011, pp. 54-55).

Carta dell'Isola di Juan Fernandez (1753)

Carta dell’isola su cui fece naufragio Crusoe. Fonte: Wikimedia.org

Tuttavia, spinto dalla bramosia di nuovi introiti e dal suo innato spirito di avventura, Crusoe si imbarcherà in un viaggio che lo condurrà, nel 1659, a naufragare su un’isola deserto al largo della costa del Venezuela, in prossimità della foce del fiume Orinoco. Dopo diverse (dis)avventure, nel 1686, Robinson riuscirà a lasciare finalmente l’isola e a rientrare in Inghilterra, sua terra natale. Nel 1688 decide quindi di recarsi a Lisbona – all’epoca il Brasile era una colonia portoghese – per sapere che fine avesse fatto la sua piantagione, che aveva lasciato in gestione a un suo socio. Arrivato in Portogallo gli viene spiegato che:

«Data la generale convinzione ch’io avessi fatto naufragio e fossi annegato, i miei [di Robinson] fiduciari avevano consegnato un rendiconto della mia quota di redditi al procuratore fiscale, il quale, fino al giorno in cui non mi fossi presentato a reclamarla, ne aveva assegnato un terzo al re e due terzi al monastero di Sant’Agostino, perché fossero devoluti a beneficio dei poveri e all’opera di conversione degli indiani alla religione cattolica. Ma se peraltro fossi tornato io, o qualcun altro in mio nome, a reclamare i miei diritti di proprietà, questi mi sarebbero stati riconosciuti. Solo il reddito annuale non poteva essermi restituito, essendo stato distribuito con intenti benefici» (Robinson Crusoe, cit., p. 301).

Robinson, dunque, rientrato in possesso dei suoi beni, riceve:

«Il rendiconto del priore del convento di Sant’Agostino, il quale aveva percepito le rendite per un periodo di oltre quattordici anni. Egli non era tenuto a render ragione delle spese sostenute per l’ospedale, ma molto onestamente dichiarava di detenere ancora 872 moidores non distribuiti, che provvedeva ad accreditare sul mio conto» (Robinson Crusoe, cit., p. 305).

Il Crusoe, colpito da tanta onestà, risponde al priore:

«Scrissi anzitutto al priore del convento di Sant’Agostino, ringraziandolo sentitamente per la sua intemeratezza e per gli 872 moidores che deteneva ancora a mia disposizione. E continuavo esternando la mia intenzione che cinquecento fossero destinati al monastero e i rimanenti venissero devoluti ai poveri, a discrezione del priore stesso, con la speranza che i buoni padri pregassero per me, e così via» (Robinson Crusoe, cit., pp. 308-309).

Carta delle Province agostiniane in America (non è indicato il convento citato da Defoe perché verrò fondato nel 1670). Fonte: http://www.cassiciaco.it

Il convento citato potrebbe essere quello di Nossa Senhora da Palma nello stato di Bahia in Brasile (dove appunto Crusoe aveva la sua piantagione), fondato nel 1670 e conosciuto come: Hospício dos Agostinianos Discalços. Si tratta di un ramo riformato dell’Ordine agostiniano che, all’inizio del XX secolo, si staccherà per formare un ordine a sé stante: l’Ordine degli Agostiniani Scalzi. Ma, al di là dell’esatta identificazione del convento di S. Agostino, colpisce la straordinaria precisione con cui il priore abbia potuto rendere perfettamente conto di quanto speso in quei quattordici anni e di quanto ancora potesse disporre, pur non essendo tenuto a farlo. Ovviamente tale precisione non può che significare altro che una perfetta tenuta dell’archivio corrente del convento. L’attestato di stima e rispetto nei confronti degli Agostiniani, colpisce ancora di più se si considera la forte venatura anticlericale – e anticattolica in particolare – che attraversa tutto il romanzo.

L’auspicio, venendo a tempi a noi più vicini, è che tutti i religiosi, sulla scorta del recente documento pubblicato dalla Congregazione per la vita consacrata sulla gestione dei beni economici, possano brillare non solo come esempi di trasparenza nella gestione economica, ma anche di efficienza nella corretta tenuta e amministrazione dei propri archivi correnti, che della trasparenza sono la chiave e la garanzia.

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