E se l’archivio si chiamasse zia Edna? Sulla conservazione degli archivi familiari

Conservazione archivi familiariPerché insistere tanto sulla conservazione dei documenti in archivio? Perché senza un’adeguata conservazione, presto o tardi non ci sarà più nulla da conservare e da studiare. Per questo tutte le strutture archivistiche cercano di adottare e far adottare delle corrette norme di conservazione che permettano di trasmettere il proprio patrimonio documentario alle generazioni future.

Interessante in questo senso è l’attenzione che si sta rivolgendo alla documentazione che ogni famiglia conserva nella propria casa. A questo proposito, molto suggestivo è un brano tratto da uno dei romanzi di Simenon e che ha come protagonista il commissario Maigret:

«- Dove l’hai trovato? Domandò Maigret a Lucas.

– Sul ripiano più alto dentro al mobile della cucina.

Era una scatola per le scarpe in cartone bianco e Lucas aveva lasciato sul tavolino il nastro rosso che l’avvolgeva quando l’aveva scoperta. Il suo contenuto ricordava a Maigret altri “tesori” che aveva visto tanto spesso in campagna o presso povere famiglie: il certificato di matrimonio, qualche lettera ingiallita, qualche volta una ricevuta del Monte di Pietà, non sempre dentro una scatola ma in una zuppiera del servizio buono o dentro una fruttiera» (G. Simenon, Maigret si sbaglia, cap. 3).

Ma come devono essere conservati questi piccoli grandi “tesori” familiari? A questa domanda tenta di rispondere con un simpatico poster l’Archivio di Stato della Pennsylvania (The Pennsylvania State Archives), e lo fa dando un nome all’archivio familiare: zia Edna. Come ci comporteremmo se zia Edna venisse a trovarci? Sicuramente (o almeno così si spera!), la tratteremmo al meglio e le offriremmo la stanza migliore per dormire; allo stesso modo bisognerebbe trattare i documenti, come degli ospiti graditi.

Poiché il testo del poster è in inglese, l’ho tradotto in italiano e l’ho allegato al post così che sia possibile scaricarlo e condividerlo nei modi che si riterranno più opportuni (se vi interessa l’originale ecco il link su Flickr).

Ma perché scrivere qui, in un blog destinato ai religiosi, di archivi familiari? Per due motivi, il primo è che parlando di Istituti religiosi si parla spesso di “famiglie religiose” e quindi il riferimento mi sembrava comunque estremamente calzante.

In secondo luogo, perché non tutti gli Istituti religiosi sono ancora dotati di un apposito deposito d’archivio e quindi se si riuscisse a rispettare almeno queste poche regole, si garantirebbe la preservazione di un patrimonio, spesso secolare, che è giusto e doveroso possa essere trasmesso alle future generazioni (religiosi e laici, non limitiamoci mai nelle possibilità di consultazione!).

Se l’argomento vi ha interessato e volete approfondire ecco un altro articolo dove ho trattato in modo più diffuso gli stessi temi: La scelta dei locali da adibire a deposito della documentazione d’archivio: alcuni criteri. Buona lettura!

p.s.: ovviamente sono sempre graditi suggerimenti, critiche e indicazioni di attività similari. Scrivete a: info.foederisarca@gmail.com Grazie a tutti per la collaborazione!

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