Linee guida per la tutela dei beni culturali ecclesiastici

1417168508434_CatturaGiovedì 27 novembre 2014, presso la Biblioteca Angelica di Roma, sono state presentate le: Linee guida per la tutela dei beni culturali ecclesiastici.

La pubblicazione nasce dalla collaborazione tra l’Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici della CEI, l’Arma dei Carabinieri (Comando per la tutela del patrimonio culturale) e il Ministero per i beni e le attività culturali e del turismo.

Il testo si suddivide in dieci capitoli di cui – data la natura di questo blog – analizzeremo più da vicino le parti riguardanti i beni archivistici e librari:

  1. Conoscenza dei beni mobili e immobili.

Il capitolo si apre ricordando come alla base di una corretta e funzionale attività di tutela vi sia la conoscenza dell’entità del proprio patrimonio culturale (beni mobili e immobili). Si rammenta, inoltre, come, a norma del Codice di diritto canonico (can. 1283, § 2), gli Enti ecclesiastici siano tenuti a dotarsi di un inventario completo dei beni mobili di loro pertinenza. Per quanto concerne specificamente i beni archivistici e librari le Linee guida individuano le seguenti principali criticità:

  • «collocazione in scaffali aperti e “libera fruizione” dei beni, anche se di minore pregio;
  • dimensioni contenute dei libri e quelle “riducibili” dei singoli documenti;
  • possibilità per l’utente di portare al seguito libri “privati”, sostituibili con quelli appartenenti alla biblioteca e all’archivio;
  • generalizzata fruizione di beni di particolare rilevanza senza un’attenta verifica al momento della restituzione;
  • elevato numero di utenti presenti nelle sale di lettura e consultazione;
  • numero inadeguato di addetti alla custodia dei beni e alla vigilanza dell’utenza e modalità di controllo non efficaci;
  • mancata verifica del divieto di introdurre borse con cui si potrebbero asportare i beni o introdurre materiali per danneggiarli» (pag. 9).

2. Valutazione e riduzione del rischio di furto.

Verificata l’entità del proprio patrimonio culturale, il secondo passo è costituito dalla valutazione del rischio di furto. Valutazione che può essere aiutata dalle seguenti domande:

  • «tra i beni censiti ve ne sono di particolare valore e, tra questi, quali sono quelli più “appetibili”?
  • è semplice sottrarli?
  • quali misure potrebbero rendere più sicura la conservazione e la fruizione dei beni?» (pag. 14).

Anche in questo caso, per i beni archivistici e librari, vengono forniti particolari suggerimenti:

« In riferimento agli archivi e alle biblioteche, appare opportuno adottare procedure tese a garantire:

  • l’identificazione degli utenti ammessi alla fruizione fisica del bene;
  • la verifica degli oggetti che l’utente intende introdurre nelle sale di lettura, consultazione e ricerca;
  • l’impossibilità, per l’utente, di portare al seguito determinati oggetti che possano facilitare l’occultamento dei beni in fruizione o comunque presenti nelle predette sale;
  • il controllo, al momento della riconsegna, dell’integrità dei beni fruiti;
  • la vigilanza costante delle aree aperte al pubblico;
  • l’interdizione ai locali in cui non risulta opportuno l’accesso dell’utenza» (pag. 14).

3. Presidio delle chiese nelle ore di apertura.

4. Verifica del deflusso dei fedeli.

5. Tutela dei beni pregevoli e facilmente asportabili.

Questo capitolo è forse troppo incentrato sui beni museali. Il solo accenno ai beni archivistici è, infatti, il seguente:

«Infine, proprio per la funzionalità e la sicurezza offerta dai musei, dalle biblioteche e dagli archivi diocesani, si deve evitare di affidare beni ecclesiastici a privati cittadini. In ogni caso, qualsiasi consegna temporanea ad soggetti privati non ecclesiastici o pubblici, di beni culturali di proprietà ecclesiastica, deve essere oggetto di scrittura condivisa dalle parti e di assunzione di responsabilità da parte del soggetto a cui viene affidata la custodia del bene» (pag. 18).

A mio parere, potrebbe essere opportuno integrare il testo inserendo il riferimento alla possibilità, contemplata dall’articolo 1, comma 4 dell’Intesa tra il Mibac e la Cei circa la conservazione e la consultazione degli archivi storici e biblioteche degli enti e istituzioni ecclesiastiche, di trasferire per ragioni conservative il materiale archivistico:

«Per agevolarne la conservazione e la consultazione, gli archivi di cui al comma 1 vengono depositati, quando necessario, presso l’Archivio storico della diocesi competente per territorio. Nel caso di soppressione di parrocchie o di diocesi, gli archivi delle parrocchie o delle diocesi soppresse vengono depositati presso l’archivio della parrocchia o presso quello storico della diocesi cui le medesime vengono ad appartenere a seguito del provvedimento di soppressione. Nel caso di archivi appartenenti a istituti di vita consacrata o a società di vita apostolica il deposito, quando necessario, avviene presso l’archivio storico della provincia corrispondente; in mancanza di questo, presso l’archivio storico generale o presso struttura analoga, purché siti in territorio italiano, dei medesimi istituti o società».

6. Sicurezza dell’edificio ecclesiastico.

7. Collegamento con la centrale operativa dell’Arma e norme comportamentali in caso di furto.

8. Salvaguardia dei beni dal degrado ambientale. 

9. Fruizione diretta dei beni archivistici, librari e dei beni storici e artistici

È questo il capitolo più pregnante per quanto concerne archivi e biblioteche e in cui le misure previste possono essere così sintetizzate:

  • verifica dell’utenza al momento dell’accesso tramite registrazione;
  • consegna e restituzione del materiale devono avvenire da uno stesso “sportello” così da poterne verificare in modo più efficace l’integrità;
  • la suddetta verifica dovrà verificare completezza e stato di conservazione del materiale riconsegnato non essendo sufficiente la semplice riconsegna del “pezzo” consultato;
  • specifica preparazione del personale addetto alla sorveglianza;
  • limitazione degli oggetti che l’utente può portare con sé al momento del suo ingresso in sala consultazione (soprattutto evitare l’ingresso di: borse, trolley, soprabiti, ecc.)
  • costante monitorazione dei locali (eventualmente prevedere anche la videosorveglianza);
  • verificare l’opportunità di dotarsi di sistemi antitaccheggio;
  • apporre timbri di possesso su libri e documenti (a cui, per quel che concerne i documenti, aggiungerei la foliazione dei fascicoli e registri d’archivio);
  • evitare il prestito di materiale archivistico e dei beni librari rari;
  • segnalare tramite appositi elenchi e moduli firmati ogni uscita del materiale per ragioni di restauro o digitalizzazione;
  • provvedere alla stipula di idonee assicurazioni.

10. Indicazioni pratiche

Le Linee guida si concludono con un’Appendice in cui vengono brevemente esposte le attività di tutela portate avanti dall’Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici e dal Comando dei Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale.

E proprio con le parole del generale del Comando CC. T.P.C., Mariano Mossa, concludo questo post: «La tutela dei beni culturali d’interesse religioso deve essere quindi vissuta come un dovere nei confronti di un’eredità preziosa, tramandata da secoli e assolutamente inestimabile, intimamente legata al sentimento e all’identità religiosa delle comunità» (pag. 4).

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