Recapitula sermonem, in paucis multa. Le voci “Archivio” e “Archivista” nel Dizionario carmelitano

Dizionario carmelitanoRecentemente ho avuto modo di visionare il Dizionario Carmelitano (diretto da p. Emanuele Boaga, O.Carm. e Luigi Borriello, O.C.D. Roma, Città Nuova Editrice, 2008, 1031 pp.), un’opera pregevole che, come scrivono i due curatori nella Prefazione, vuole offrire: «le voci principali che costituiscono il lessico comunemente recepito nella storia e nella vita della famiglia religiosa e spirituale del Carmelo, nei suoi due rami (quello dei Carmelitani, anche detto dell’Antica Osservanza, e quello dei Carmelitani Scalzi o Teresiani), o per meglio dire, il suo ricco patrimonio espresso nei suoi vari aspetti» (p. VII).

Un’impresa che, dalla prima ideazione nel 1998, ha richiesto ben dieci anni di intenso lavoro e la collaborazione di 121 autori per un totale di 323 voci. L’opera «si articola attraverso un riferimento a quattro aspetti o sezioni fondamentali della Vita del Carmelo: 1) Stato giuridico e Istituzioni; 2) Storia e Biografie; 3) Teologia, Spiritualità, Pastorale, Liturgia; 4) Temi vari».

Un aspetto molto interessante, inoltre, sta nel fatto che il Dizionario può essere utilizzato non solo come un’opera di consultazione, ma viene anche fornita una «Proposta di lettura», ossia una sorta di percorso che vuole guidare ad una lettura sistematica delle voci del Dizionario attraversando così i quattro aspetti precedentemente elencati.

Dal nostro punto di vista sono molto interessanti le due voci «Archivio» e «Archivista» (ricollegate dai curatori al settore Stato giuridico e istituzioni).

La voce «Archivio», dopo una prima introduzione generale, analizza dapprima gli archivi dei Carmelitani (autore p. Emanuele Boaga,O. Carm.), quindi quelli dei Carmelitani scalzi (autore p. Dionisio Tomás Sanchis, O.C.D.). Entrambi gli interventi si articolano in due sezioni, una prima in cui si descrive la storia e la legislazione degli archivi dell’Ordine e una seconda in cui si tratta dell’attuale stato degli archivi.

La voce «Archivista» (autore: p. Dionisio Tomás Sanchis, O.C.D.), invece, esplica brevemente le modalità con cui vengono scelti e nominati gli archivisti in entrambi i rami dell’Ordine carmelitano.

Senza voler entrare nel merito dei contenuti storici delle due voci (entrambe ben fatte e corredate da ampia bibliografia e fonti archivistiche di riferimento), si devono però mettere in evidenza gli errori riscontrati nella breve introduzione iniziale che, non essendo eccessivamente lunga, riporterò qui per intero:

«In senso proprio il termine archivio indica la raccolta ordinata di documenti, non solo cartacei, prodotto o acquisiti da un ente o istituzione nel caso [sic] della sua attività, o da una persona lungo la propria vita. Al di là delle finalità amministrative, l’archivio conserva la memoria storica delle rispettive istituzioni e costituisce perciò un bene culturale che si lega ad un territorio o a un gruppo di persone. In senso più largo il termine archivio è utilizzato per indicare il locale ove si conserva la documentazione raccolta e anche l’istituzione designata alla sua conservazione e valorizzazione».

In questa definizione si cerca giustamente di tener conto dei tre possibili significati del termine archivio, ossia: complesso di documenti, sala di deposito e, infine, ente istituzionale. Inoltre si accenna giustamente sia al carattere amministrativo dei documenti, sia al loro valore storico in quanto beni culturali, i quali si trovano collegati a un territorio o a un gruppo di persone.

Tuttavia non si può non rilevare come, nel riferirsi ai complessi documentari, questa definizione risulti fortemente incompleta (per non dire errata): «Raccolta ordinata di documenti, non solo cartacei, prodotto o acquisiti da un ente o istituzione nel caso [sic] della sua attività, o da una persona lungo la propria vita». Confrontiamo questa definizione con quella fornita dalla Scuola vaticana di paleografia, diplomatica e archivistica:

«Insieme degli scritti di qualsiasi forma, contenuto e supporto materiale, ricevuti, redatti o comunque acquisiti da un ente (persona fisica, giuridica, associazione di fatto) nel corso della propria attività. I quali per loro natura e per il vincolo necessario che li lega sono destinati a essere conservati presso l’ente».

Notiamo subito le differenze. Nella prima definizione si legge di una «raccolta», termine che lascia pensare a una sorta di selezione dei documenti (come se ci fossero documenti di serie a e di serie b), mentre nella seconda abbiamo il termine «insieme» sicuramente più corretto, in quanto non presuppone nessuna selezione o scelta.

Proseguendo, nella prima definizione troviamo: «documenti non solo cartacei», confrontandola con la seconda si nota come sia estremamente riduttiva, come se dovessimo aspettarci di trovare archivi quasi esclusivamente cartacei, quando in realtà il supporto può essere di qualunque genere (e la rivoluzione informatica ce lo sta ampiamente ribadendo), per questo risulta più chiara ed efficace la seconda definizione: «scritti di qualsiasi forma, contenuto e supporto materiale».

Infine, nella prima definizione non si accenna minimamente al “vincolo archivistico” che è invece uno dei cardini della nostra disciplina e senza il quale non sarebbe possibile riferirsi a un qualsiasi documento definendolo come “archivistico”.

Ribadisco sempre che tutte le mie osservazioni non vogliono mai essere delle critiche distruttive, quanto piuttosto un attestato di stima a chi ha prodotto simile opera (non avrei perso tempo altrimenti a scrivere questo articolo) e un auspicio a migliorare quanto vi è di perfezionabile.

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