Gli archivi del Fantasma dell’Opera

images «Io dico che il posto dello scheletro del fantasma dell’Opera è negli archivi dell’Accademia nazionale di musica: non è uno scheletro come tutti gli altri».

Con questa frase si conclude il celebre romanzo di Gaston Leroux: Il fantasma dell’Opera. Pubblicato nel 1910, l’opera narra la vicenda di Erik, architetto geniale dalla voce d’angelo ma con il volto sfigurato dalla nascita. Attraverso una serie di peripezie dall’Oriente arriva a Parigi, dove si rifugia nel Teatro dell’Opera, nascondendosi sotto il nome di Fantasma dell’Opera. Facendosi credere uno spirito angelico, riesce a sedurre la giovane cantante Christine Daaé. Quest’ultima, però, è innamorata del visconte Raoul de Chagny, il quale ne ricambia il sentimento. Il fantasma, geloso di questo amore, fa di tutto per separare i due innamorati, giungendo al punto di rapire Christine per portarla con sé nel suo rifugio ubicato nei sotterranei del Teatro. Il visconte, aiutato dal misterioso Persiano – il daroga di Mazenderan, che segue Erik fin dalla sua fuga dall’Oriente – riesce a salvare Christine e a mettersi in salvo fuggendo in incognito. Il fantasma, realmente innamorato di Christine, per amor suo decide di abbandonare la sua ricerca. Di lì a poco morirà in solitudine all’interno del Teatro.

Nel romanzo la parola «archivio» compare in tre occasioni, tre sole occasioni che sono tuttavia estremamente importanti. La prima volta, infatti, la parola «archivio» viene citata nella Prefazione, dove l’autore afferma:

«Ero rimasto colpito, non appena avevo cominciato a consultare gli archivi dell’Accademia nazionale di musica, dalla sorprendente coincidenza tra i fenomeni attribuiti al fantasma e il più misterioso, il più fantastico dei drammi, e dovevo ben presto essere condotto all’idea che forse si sarebbero potuti spiegare razionalmente i primi con il secondo».

La seconda volta siamo all’Epilogo, dove Leroux scrive:

«È bene che si sappia che i manoscritti del Persiano, quelli di Christine Daaé, le dichiarazioni che mi furono rilasciate dai vecchi collaboratori di Richard e Moncharmin oltre che dalla piccola Meg (dato che l’ottima signora Giry, ahimè! era trapassata) e dalla Sorelli, che ora si è ritenuta a Louveciennes, è bene che si sappia, dicevo, che tutto questo, che costituisce la documentazione dell’esistenza del fantasma, documentazione che sarà mia cura depositare negli archivi dell’Opera, è stato confermato da numerose importanti scoperte da cui posso trarre a ragione motivo di vanto».

La terza è, ovviamente, la frase citata all’inizio. Come si noterà immediatamente le prime due citazioni sono volte a dare un fondamento di verità alla storia che Leroux racconta. Sulla scia della nuova storiografia inaugurata da Leopold von Ranke nel XIX secolo – per cui l’accertamento dei fatti storici deve essere condotto sulla base della documentazione diretta dei fatti stessi – il riferimento alla documentazione archivistica diventa dunque fondamentale per l’autore per ammantare di verità una storia che sembra avere quasi del soprannaturale. Ed è così che ai due poli opposti del romanzo, lì dove è lo stesso autore a parlare, che vengono a collocarsi questi due riferimenti fondamentali.

Come si legge nella scheda degli Archives nationales di Parigi, l’Opera fu istituita il 28 giugno 1669. Dopo aver sperimentato tutti i possibili sistemi di gestione amministrativa e finanziaria (sia pubblica che privata), dal 1939 fu affidata alla Réunion des théâtres lyriques nationaux, che ne ha avuto in carico la gestione artistica e amministrativa fino al 1978, con la nascita del Théâtre national de l’Opéra. Dal 1932, invece, gli archivi dell’Opera sono stati versati agli Archives Nationales di Parigi, ed è particolarmente suggestivo pensare che tra i vari faldoni che custodiscono le sue carte, possa ancora esservi nascosto il fascicolo di Leroux inerente la vicenda di Erik… il fantasma dell’Opera!

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