Sull’affanno dell’Associazione Archivistica Ecclesiastica

Ormai appartenente all’Associazione Archivistica Ecclesiastica da più di cinque anni e dopo essermi documentato sulla sua storia e sulle iniziative da essa messe in campo, ritengo che negli ultimi anni ci sia stato un sensibile calo nella qualità della sua attività.

In particolare, a mio parere, possono essere evidenziati i seguenti punti di debolezza:

  1. Cominciamo dal nome: l’Associazione Archivistica Ecclesiastica non prevede la connotazione di Italiana in quanto – in linea teorica – dovrebbe avere un respiro internazionale. Tuttavia, non si capisce come possa essere internazionale visto che non risulta iscritta al Consiglio Internazionale degli Archivi. Allo stesso modo non esiste nessuna forma di coordinamento con le altre associazioni europee (Association des Archivistes FrançaisAsociación de Archiveros de la Iglesia en España, Kirchliche Archive, ecc.).
  2. Il glorioso bollettino dell’Associazione – Archiva Ecclesiae – che nei decenni passati ha raccolto gli interventi di numerosi archivisti, nonché di personaggi di spicco come gli allora cardinali Roncalli e Montini, si è ora trasformato nella semplice raccolta degli atti dei convegni dell’Associazione, perdendo quella connotazione di luogo di scambio e di confronto tra le esperienze dei vari operatori degli archivi ecclesiastici. Probabilmente, potrebbe essere utile ripensare la pubblicazione cartacea sostituendola con una elettronica (con un evidente abbattimento dei costi), tornando finalmente a raccogliere i contributi degli archivisti, le loro esperienze, le soluzioni adottate di fronte alle problematiche incontrate nel percorso di riordinamento della documentazione, ecc.
  3. A tutt’oggi non esiste un elenco degli associati, a meno di non ricordare tutti i nuovi iscritti indicati sul bollettino. In altre parole nessuno – aldilà della Segreteria – sa chi siamo, quanti siamo e dove siamo, con un’evidente impossibilità di tentativi di coordinamento e incontro tra i vari archivisti.
  4. Non ci si pone come punto di riferimento per tutti quegli archivi ecclesiastici che vorrebbero avviare un progetto archivistico. Soprattutto, sono lasciati a se stessi gli Istituti religiosi, che proprio nell’Associazione dovrebbero trovare un appoggio scientifico (i diocesani hanno la CEI con l’Ufficio Nazionale per i Beni Culturali Ecclesiastici).
  5. Recentemente è stato deciso che i convegni dell’Associazione avranno una cadenza triennale, una cadenza che indica chiaramente la stanchezza intellettuale di un’Associazione. Senza voler essere sprezzanti, basta il confronto con l’attività del Centro studi nazionale sugli archivi ecclesiastici di Fiorano e Ravenna la cui attività dal 1998 è stata pressoché ininterrotta (e gli atti di questi convegni – messi recentemente online – sono lì a dimostrarlo). Anche le sedi di questi convegni lasciano spesso a desiderare. L’ultimo, ad esempio, si è svolto a Sassone in un posto completamente sperduto e per nulla ben collegato (pur comprendendo l’esigenza di economizzare, si poteva pensare di farlo, se non a Roma, almeno in una qualche città piuttosto che in una frazione).
  6. Non passa occasione che non si faccia riferimento al glorioso censimento degli archivi diocesani e capitolari d’Italia. Il problema è che questo censimento – risalente ormai agli anni ’90 del XX secolo – è completamente da aggiornare, come lo dimostra chiaramente il confronto con le schede prodotte con l’Anagrafe degli Istituti Culturali Ecclesiastici. Aggiornamento che non viene minimamente preso in considerazione, neppure ipotizzando una collaborazione con gli altri organismi generali di riferimento (UNBCE, CISM, USMI, CNEC, ecc.), crogiolandosi invece nel vecchio topos dell’impossibilità di censire gli archivi ecclesiastici (su questo confronta il mio post: Ma è poi tanto pacifico che il censimento degli archivi ecclesiastici sia impossibile?).
  7. Perché non organizzare dei Corsi di formazione o di aggiornamento? Un esempio estremamente interessante è quanto viene fatto nella Diocesi di Bergamo, il cui Archivio Storico organizza ormai da diversi anni corsi per archivisti parrocchiali e laboratori di archivistica ecclesiastica.
  8. Da ultimo, l’interfaccia sul mondo: il sito internet dell’Associazione. Nonostante i recenti sforzi il sito internet è tutt’altro che utile. Il principale difetto è la lingua: manca completamente la traduzione in lingua inglese dei contenuti; per un’Associazione che si dichiara internazionale mi sembra davvero una mancanza grave. Inoltre non si capisce bene a cosa serva l’area riservata, dato che non sembra fornire l’accesso a contenuti particolari o non visionabili senza registrazione.

Spero che le mie critiche vengano prese secondo la loro reale intenzione, cercare di scuotere un’Associazione cui tengo moltissimo, perché possa finalmente ritrovare il lustro dei tempi d’oro.

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