I supporti documentari – Pergamena (o membrana)

Definizione

La pergamena (o membrana, i termini sono sinonimi in latino) deriva dalla particolare lavorazione della pelle degli animali (in particolare: pecore, agnelli, capre e vitelli).

Storia

La tradizione vuole che la prima pergamena sia stata fabbricata a Pergamo (da cui il nome), in Asia minore, su iniziativa del re Eumene II (195-158 a.C.) in quanto il faraone d’Egitto Tolomeo Epifanio aveva bloccato l’esportazione del papiro. Non si ha ovviamente la certezza di questo dato ma è certo che durante il periodo ellenistico fiorì l’industria della pergamena e Pergamo fu effettivamente uno dei principali centri esportatori.

Fu usata a lungo accanto al papiro fino a soppiantarlo del tutto intorno al IV secolo d.C. (solo la cancelleria pontificia continuerà a utilizzare il papiro fino alla metà dell’XI secolo)

I vantaggi erano costituiti dalla straordinaria resistenza del materiale e dalla sua opacità che permetteva di utilizzare entrambi i lati del supporto (a differenza del papiro).

Inizialmente la forma fu quella del volumen, ossia di rotolo formato da diverse strisce di pergamena cucite tra loro. Tuttavia, la scomodità della sua consultazione (a differenza del papiro il rotolo di pergamena tende ad arrotolarsi se non bloccato alle estremità) portò, tra I e II secolo d.C., alla forma del codex (il nostro attuale libro): si tratta di diversi fogli cuciti insieme a formare un fascicolo e rilegati poi a formare il codice; tale formato si affermerà definitivamente nel V secolo d.C.

L’introduzione della carta in Europa intorno al XII secolo porterà a un lento ma ineluttabile declino nell’utilizzo della pergamena che culminerà con l’invenzione della stampa nel XV secolo (in quanto la pergamena non è adatta a ricevere la stampa). Tuttavia il suo utilizzo resisterà nelle cancellerie per alcune tipologie documentarie in quanto ritenuto un supporto più duraturo. Inoltre continuerà a essere utilizzata per le legature dei registri d’archivio e dei libri “economici” (in quanto meno costosa del cuoio).

Manifattura

Vediamo ora le principali fasi della lavorazione della pergamena:

  1. Scuoiatura dell’animale;
  2. Conservazione: se non utilizzata subito, la pelle viene sottoposta al processo di salatura (a secco o in vasca);
  3. Rinverdimento: la pelle viene sottoposta a un lavaggio per togliere il sale;
  4. Calcinazione: trattamento volto a indebolire e asportare il pelo dell’animale. La pelle viene immersa in un bagno di calce spenta e il tempo varia secondo lo spessore della pelle (da un minimo di 8-10 giorni, a un massimo di 30). È in questa fase che la pergamena acquista la sua riserva alcalina che la protegge dall’azione corrosiva degli inchiostri acidi;
  5. Depilazione: la pelle viene posta su un cavalletto e tramite un coltello a mezzaluna non affilato si procede all’asportazione del pelo dell’animale;
  6. Lavaggio: la pelle viene immersa in acqua per 3-4 giorni;
  7. Montaggio su telaio: le estremità della pelle vengono imbrecciate (si avvolgono le estremità intorno a dei sassolini e poi fissate con uno spago) e poi messe in tensione su di un apposito telaio;
  8. Scarnitura: con un coltello affilato viene tolto lo strato dell’ipoderma (il cosiddetto lato carne);
  9. Secondo lavaggio: senza essere tolte dai telai, le pelli vengono lavate di nuovo con acqua;
  10. Essiccamento: le pelli, ben riassestate sui telai, vengono poste ad essiccare in luoghi ben ventilati;
  11. Lisciatura: prima del completo essiccamento della pelle questa viene lisciata con una pietra pomice che le fornisce una superficie più liscia ed omogenea.

I vantaggi della pergamena sono la sua notevole resistenza fisica e chimica, la durevolezza e la versatilità. Tra gli svantaggi possiamo enumerare: la forte igroscopicità del supporto (ossia la sensibilità ai cambiamenti di temperatura e umidità) e la tendenza a subire attacchi biologici.

Per un approfondimento si veda l’articolo di Maria Teresa Tanasi, «Storia e manifattura della pergamena», in Centro di fotoriproduzione legatoria e restauro degli Archivi di Stato, Chimica e biologia applicate alla conservazione degli archivi, Direzione Generale per gli Archivi, 2002, pp. 57-67.

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