Ma è poi tanto pacifico che il censimento degli archivi ecclesiastici italiani sia impossibile?

Nel presentare l’Intesa tra il MiBAC e la CEI relativa alla conservazione e consultazione degli archivi d’interesse storico e delle biblioteche degli enti e istituzioni ecclesiastiche del 2000, mons. Giancarlo Santi affermava:

«In Italia esistono attualmente 227 diocesi, 25.102 parrocchie, 274 seminari diocesani, 16.920 comunità di Istituti religiosi, 27.357 tra scuole secondarie e superiori, ospedali e altre istituzioni dipendenti da enti ecclesiastici. In tutto si hanno 67.800 istituzioni ecclesiastiche presso le quali esistono altrettanti archivi. Ad essi vanno aggiunti gli archivi storici dei Capitoli delle Cattedrali (sono circa 300), delle Collegiate, delle Confraternite e inoltre gli archivi di altri enti ecclesiastici scomparsi che non sono stati incorporati dagli Archivi di Stato o Comunali nel secolo scorso (si pensi, ad esempio, agli archivi delle diocesi e delle parrocchie soppresse nel 1986 e negli anni seguenti). In Italia esiste quindi una notevolissima quantità di archivi: si stima circa 100.000 archivi che possono essere classificati come “ecclesiastici” in base al concetto che al termine è dato dal diritto canonico»

(G. SANTI, «L’Intesa per la conservazione e la consultazione degli archivi di interesse storico e delle biblioteche appartenenti ad enti e istituzioni ecclesiastiche» in Notiziario dell’Ufficio Studi del MiBAC, XV (2000) 62-64, p. 17).

A dieci anni da quell’Intesa, durante la XVIII Giornata  nazionale dei beni culturali ecclesiastici, p. Emanuele Boaga, introducendo il suo intervento, riferiva che il grandissimo numero di archivi ecclesiastici presenti in Italia ne rendeva quasi impossibile il censimento.

Tuttavia, per quanto effettivamente difficile, il censimento degli archivi ecclesiastici italiani non è impossibile. Soprattutto, dopo la pubblicazione online dell’Anagrafe degli Istituti Culturali Ecclesiastici (AICE), si ha a disposizione uno strumento software estremamente versatile che potrebbe servire egregiamente a questo scopo.

Per chi ancora non la conoscesse, l’AICE è il nuovo servizio messo a punto dall’Ufficio Nazionale per i Beni Culturali Ecclesiastici (UNBCE) volto a censire gli istituti conservatori (archivi, biblioteche e musei) appartenenti ad enti ecclesiali  afferenti al territorio italiano (diocesi, istituti religiosi, parrocchie, ecc.). Il servizio prevede l’iscrizione di un Istituto culturale e della persona che dovrà occuparsi di compilare i dati relativi allo stesso (indirizzo, orari, modalità di accesso, ecc.).

È inoltre contemplata la possibilità di poter gestire più Istituti con un solo account, possibilità che si rivela estremamente funzionale nei casi di progetti coordinati, come appunto i censimenti degli archivi di un territorio (diocesi, regione ecclesiastica, ecc.) o di una specifica tipologia (archivi diocesani, parrocchiali, di istituti religiosi, ecc.).

L’AICE, dunque, oltre a fornire un supporto importante nell’opera di censimento, ha il vantaggio di essere costantemente aggiornata senza dover ricompilare ex novo tutta la scheda, ma semplicemente correggendo le informazioni divenute obsolete.

Infine, questo stesso strumento potrebbe permettere di raccogliere tutti i dati in vista della pubblicazione di guide digitali annuali (sulla scorta di quanto fatto, ad esempio, dall’Association des archivistes de l’Eglise de France, anche se in modo molto più spartano). La stampa digitale è ovviamente da preferirsi per il basso impatto dei costi, mentre si potrebbe pensare a una stampa cartacea con cadenza decennale, allo scopo di registrare i cambiamenti macroscopici e l’evoluzione, sul lungo periodo, della realtà archivistica ecclesiastica italiana.

Ovviamente lo strumento da solo, per quanto versatile e di facile aggiornamento, non è certo sufficiente per arrivare allo scopo prefissatoci. Ciò che serve realmente è un coordinamento tra l’UNBCE e le diverse associazioni di settore che permetta di realizzare il censimento degli archivi ecclesiastici italiani. In particolare dovrebbero essere coinvolte quelle associazioni che offrono un serio riferimento istituzionale alle varie tipologie di enti ecclesiastici, penso in particolare all’Associazione Archivistica Ecclesiastica, alla Conferenza Italiana dei Superiori Maggiori, all’Unione delle Superiori Maggiori Italiane, al Centro Nazionale Economi di Comunità, ecc.

Il coordinamento di queste associazioni potrà sicuramente portare in primis a efficaci operazioni di sensibilizzazione e, in un secondo momento, a concrete operazioni di censimento.

Inoltre, il modo migliore per iniziare potrebbe essere quello di digitalizzare e aggiornare i censimenti sinora realizzati, di cui l’esempio più importante è quello relativo agli archivi diocesani e capitolari curato proprio dall’Associazione Archivistica Ecclesiastica ma i cui dati iniziano ad essere datati (in questi ultimi anni, inoltre, si sono effettuati molti interventi di concentrazione che hanno sicuramente ridotto il numero degli istituti archivistici oggi attivi).

Un ottimo esempio di recupero di un precedente censimento è quello realizzato dalla Diocesi di Bergamo, tramite l’Archivio Storico Diocesano (ASD). Nel 1997, infatti, era stato realizzato il censimento di tutti gli archivi parrocchiali sparsi sul territorio diocesano (cfr. Gli archivi parrocchiali della Diocesi di Bergamo. Censimento 1997, Diocesi di Bergamo – Centro Culturale “Nicolò Rezzara”, 1998). Nel corso del 2011 i dati di questo censimento, grazie alla collaborazione tra l’ASD e l’UNBCE, sono stati recuperati e riversati su Anagrafe e sono ora in corso di aggiornamento. Per visionare il risultato di questo recupero basterà andare sul sito dell’AICE, selezionare la Diocesi di Bergamo nell’apposita sezione “Ricerche” e spuntare l’icona “Archivi”. Dei 391 risultati, 389 riguardano gli archivi parrocchiali della Diocesi. Nella sezione “Fondi” di ciascuna di queste schede sarà inoltre possibile consultare i dati relativi al materiale archivistico conservato nell’archivio parrocchiale. Un esempio che si auspica possa costituire un impulso positivo per tutti gli altri.

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